La casa intorno all’Albero: Sogni d’Infanzia

Ricordo ancora le scenate di mia sorella che implorava mio padre e voleva a tutti costi la casetta sull’albero.

È il sogno di tanti bambini e forse anche di parecchi adulti: allontanarsi da tutto e da tutti, dagli occhi vigili dei genitori e dalla società che ti mette in fila e ti obbliga a percorrere assordanti strade predefinite nei tempi prescritti.

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Forse l’architetto kazako Aibek Almasov e i suoi colleghi dello studio Masow Architects hanno cercato ispirazione nei giardini d’infanzia quando hanno deciso di progettare “Tree in the house”, la casa intorno all’albero che verrà realizzata ad Almaty entro il 2017 (http://amasow.com/).

Un cilindro vitreo di 12 metri che si sviluppa intorno ad un abete secolare. Un mix tra tradizione e modernità che per una volta tanto si fa abbracciare dalla natura e non si fa spazio in maniera prepotente e distruttiva.

La trasparenza del vetro permette all’albero di ri555555cevere la luce del sole e di continuare a crescere, tutto è studiato per essere eco-friendly e la casa è completamente autosufficiente pur trovandosi in mezzo alla foresta.

Pietra e legno locale integrano dolcemente la struttura nell’ambiente circostante e la sua forma cilindrica ne permette una vista a 360°.

Un lusso destinato ad un ricco committente ma che ispira i nostri sogni e ci fa viaggiare con la mente: tiepide giornate in mezzo here+comes+the+sunalla natura che ci ‘parla’ in un modo che abbiamo dimenticato da tempo, nevosi inverni tra chiacchiere e risate con gli amici intorno ad un tavolo in festa, luminose mattine immersi in letture senza fine e per i più fortunati caldi tramonti abbracciati al compagno di una vita.

Se qualcuno si è posto il problema della privacy rimanga tranquillamente in città, non c’è posto per le preoccupazioni nella casa intorno all’albero… è una casa da sogno, no?

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La Danza dei “Brucavallini”

Il cavalluccio marino o ippocampo è sempre stato uno dei miei animali preferiti. Non sono un’esperta e quindi non proverò a parlarvi di questo animale dal punto di vista scientifico ma vorrei fare due chiacchiere e un po’ di gossip per quanto ne so della loro vita “sentimentale”.

Lo battezzo “brucavallino” perché in effetti a prima vista è proprio un animaletto simpatico. Fa parte della famiglia dei pesci e la sua forma che ricorda quella di un cavallino e di un bruco unita ad una sorta di coroncina che porta in testa ne fanno una creatura mitologica e davvero misteriosa.

Rappresentato nell’arte e nella mitologia greca intento a trainare il carro di Poseidone tra draghi acquatici e tritoni, l’ippocampo è un’animale curioso, bizzarro, schivo, abbastanza pacifico che ha un solo compagno di vita o comunque credo faccia del suo meglio per avere relazioni stabili 🙂tn

Una delle caratteristiche peculiari e rare in natura è che il cavalluccio marino maschio è il papà più amorevole del mondo; raro caso di gravidanza maschile è infatti il maschio della specie ad accudire le uova e a partorire “con dolore” nel vero senso della parola.

L’amore tra i “brucavallini” è davvero uno spettacolo già a partire dal corteggiamento dove i due amanti in una sorta di danza rituale incrociano le code e si uniscono in un abbraccio; in questo momento molto delicato avviene il passaggio delle uova fecondate; queste danze proseguono anche durante la gestazione per 5 minuti ogni giorno fino alla nascita dei loro piccoli.

La coppia dei “brucavallini” sembra davvero perfetta, uscita da un romanzo d’amore e destinata a durare per la vita. Probabilmente avranno anche loro qualche dissapore, ma non so voi….ma quell’intreccio di code mi ha sempre emozionata e fatta pensare che sarebbe stato davvero per sempre.

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Who moved my Cheese?

Chi ha spostato il mio formaggio è una potente storiella scritta da Spencer Johnson che è diventata con il passaparola un vademecum sul ‘cambiamento’ e sul modo in cui ognuno di noi affronta o non affronta del tutto i cambiamenti che la vita ci propone o impone.

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I 4 protagonisti sono 2 topini: Nasofino e Trottolino e 2 gnomi: Ridolino e Tentenna. Tutti girano in un dedalo alla ricerca della felicità: il formaggio.

Nasofino fiuta l’esaurirsi del formaggio e Trottolino scalpita dalla voglia di avventura e di novità. I due si lanciano istintivamente alla ricerca di nuovo formaggio e lasciano i due gnomi ignari del repentino cambiamento che è già in atto.Immagine

 

 

Ridolino e Tentenna si crogiolano nella tranquillità della condizione in cui vivono e non si accorgono che qualcosa sta cambiando. Una mattina i due gnomi non trovano più nulla e si lamentano dell’ingiustizia subita. Nulla fanno per trovare una soluzione e rimangono immobili e paralizzati dalla paura di rimettersi in gioco nel labirinto.

believeDopo giorni di rimuginamenti, lamentele e immobilismo, Ridolino ride al pensiero di come ha stupidamente ignorato l’esaurirsi della riserva di formaggio e di come non ha fatto nulla per migliorare la situazione.

Ridolino è spaventato all’idea di tornare nel buio labirinto e di perdersi ma pensa a cosa farebbe se non avesse paura e decide di partire con le sue scarpe da ginnastica.

Tentenna è fermo sulla sua posizione e non intende allontanarsi da quel posto in attesa che il formaggio venga restituito.

Ridolino parte indebolito dal lungo periodo passato senza formaggio e fatica a trovare la strada.fear

Piano piano Ridolino riacquista fiducia e si rende conto che non è così difficile e terribile come aveva immaginato. Inoltre capisce gli errori fatti in passato e lascia gli insegnamenti scritti sui muri del labirinto nella speranza che possano essere da guida per Tentenna.

Dopo giorni di briciole e fatiche, finalmente Ridolino trova il più grande deposito di formaggio che abbia visto con un’infinità di varianti di formaggi di cui non conosceva nemmeno l’esistenza.

Ridolino è felice e gusta la sua felicità con le scarpe appese al collo sempre pronto a ripartire e ad anticipare il cambiamento.

Nel nuovo deposito si sta davvero bene, con la compagnia dei due topini ma questa volta Ridolino è conscio di cosa può succedere e del fatto che il formaggio non sarà sempre così buono!

Questa storiella è tanto semplice e prevedibile quanto efficace. Invita a riflettere e a capire quale personaggio incarniamo nei diversi momenti della nostra vita. Personalmente mi sento un po’ Ridolino ma con un animo da Trottolino. La ‘comfort zone’ induce ad adagiarci e a volte la nostra immaginazione amplifica le difficoltà che vediamo sul nostro cammino. Sono molto preoccupata per Tentenna e lasciarlo solo mi fa penare il cuore, farei di tutto per stimolarlo a partire forse anche in maniera poco ortodossa. Ammiro l’istintività di Trottolino e una volta superate le paure Il mio essere Ridolino si trasforma in Trottolino… Non voglio essere Tentenna, quello no… Ma chi vuole esserlo in fondo? 

Ringrazio la mia amica Anna per avermi passato questo libretto e aver ispirato le mie riflessioni. Ora tocca a voi leggerlo. Buona lettura e passaparola!

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Aria di Natale

 

IMG_6029I tradizionali mercatini di Natale a Santa Maria Maggiore

Ormai da qualche anno i popolari mercatini vigezzini inaugurano il periodo Natalizio e ci trasportano nella vera atmosfera del Natale. Il piccolo borgo alpino è davvero un incanto con le sue stradine lastricate e tutte le case vestite a festa. Nei giorni del ponte dell’immacolata, oltre 200 bancarelle con i tettucci rossi offrono idee e spunti per un regalo originale che ha il sapore della tradizione. Giocattoli di legno, prodotti enogastronomici, decorazioni in vetro e stoffa fatte a mano sono solo alcune delle molteplici  proposte artigianali della manifestazione.

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Potrebbe sembrare una semplice 3 giorni di shopping ma io credo sia molto di più. Mi piace guardare le finestre costellate di nastri e luci, le porte inghirlandate che quasi ti invitano ad entrare e le piazzette dove ci si sente intimamente più vicini e protetti dalle cime innevate. Agli angoli delle strade  tronchi di abete scavati ospitano il fuoco che illumina e scalda i visitatori riunendoli come in una grande famiglia.IMG_6045

Il profumo del vin brûlé e delle caldarroste pervade gli angoli del borgo e le note di zampogne e corni rallegrano gli animi della gente che affolla piazzette e viuzze.

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Si respira la gioia e la semplicità di stare insieme, le preoccupazioni e le difficoltà sembrano sparire per un po’ lasciando spazio ai buoni pensieri e alla voglia di condivisione.

 

 

 

Less Stress, more Apples!

ImmagineNon sono molto brava in cucina anche se a dir la verità negli ultimi anni mi sono esercitata un po’ per sopravvivenza e un po’ per diletto.

Ecco su questo ultimo aspetto non ci avrei scommesso nemmeno una ormai compianta lira. Cucinare o almeno provarci mi libera dallo stress e ora ne ho le prove. Mi è capitato di rientrare dall’ufficio a dir poco furibonda e in una di queste maledette serate mi sono messa a preparare una torta di mele.

Caspita funziona! Ho liberato la testa, creato con le mani, stimolato il mio olfatto e addolcito il palato. Non so se questa ricetta antistress possa funzionare per tutti ma la consiglio a chi ancora non ha provato. È un tentativo innocuo, non avete davvero nulla da perdere!

La mia torta di mele è davvero un dolce ben riuscito e il segreto, secondo la mia acerba carriera nell’arte culinaria, sta tutto nell’equilibrio degli ingredienti. In parole povere pesate con precisione ogni elemento come se fosse una formula chimica.

Ecco la ricetta della mia torta di mele ‘old style’, la classica ricetta della nonna, gusto semplice e non troppo dolce. La preparazione è davvero veloce non più di 25 minuti. La cottura intorno ai 60 minuti. Vogliamo iniziare?

Sbucciate le mele e tagliatele a spicchi all’incirca 8 pezzi per mela.

A parte, unite uova e zucchero con un pratico minipimer (grumi banditi e amalgama perfetta), poi il burro fuso a bagnomaria.

Aggiungete gli altri ingredienti, latte, lievito, un pizzico di sale e per ultima la farina a pioggia.

Ad impasto ben amalgamato inserite le mele e girate l’impasto.

Imburrate una teglia (tonda 26cm vi dà altezza e spessore giusto per 8 fette abbondanti) e infarinatela.

Versate l’impasto e infornate a 180 gradi.

Quando iniziate a sentire il profumo nella vostra cucina vuol dire che siete molto vicini a cottura. Lo so che non è proprio un’unità di misura precisa ma è vero, non mi credete?

Provate con uno stuzzicadenti a tastare l’interno della torta e controllate che non sia troppo umido. Di solito il mio dolce è cotto a perfezione intorno all’ora. Completate con una spolverata di zucchero a velo e cannella.

Sono sicura che il risultato sarà eccezionale e appagante sia per Eva che per Adamo: Less Stress, more Apples!

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